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Modalità di
infezione
La trasmissione
dell'infezione può avvenire solo in zone dove sono contemporaneamente presenti
cani affetti da filaria e zanzare, sia del genere Culex sia Anopheles
o Aedes. Nel cane le femmine del parassita fecondate producono le
larve che vengono immesse nel circolo sanguigno dell'animale. La loro
concentrazione aumenta nelle ore serali quando l'attività delle zanzare è
maggiore, così la probabilità che l'insetto punga il cane infetto e succhi con
il sangue le forme larvali di filaria è massima. A questo punto la larva, o
microfilaria, si porta nelle ghiandole salivari della zanzara dove in 2-3
settimane raggiunge un'ulteriore fase di sviluppo, acquistando la capacità di
infestare un cane passando dall'apparato buccale della zanzara che lo punge. Una
volta nel cane le filarie si stabiliscono nel tessuto sottocutaneo dove, per
circa un mese, si sviluppano ulteriormente e, quindi, passano al cuore e al
polmone. Qui si riproducono dando origine ad un nuovo ciclo di
infezione.
Manifestazioni cliniche nel
cane Il decorso della
malattia è subdolo perché inizialmente può essere completamente
asintomatico. Il seguito il cane è affaticato, mostra difficoltà nel correre,
tossisce, è inappetente e perde peso. Nei cani da appartamento la malattia può
risultare evidente anche dopo 2-3 anni dall'infezione. Il fatto che la malattia
non si manifesti subito porta da un lato ad aumentare il bacino di infezione,
dall'altro a rendere irreversibili i danni fisici dell'animale colpito che
resterà cardiopatico per sempre, anche una volta debellato il
parassita.
Manifestazioni cliniche nel
gatto L'incidenza di infezione nel gatto è inferiore
rispetto a quella del cane. Nel gatto le microfilarie sono praticamente assenti
perciò non può essere considerato un bacino di infezione alla pari del
cane. I parassiti si possono insediare in sedi anomale come l'encefalo,
l'occhio o la cavità toracica; è molto raro trovare parassiti completamente
sviluppati nel gatto, ma in questi casi i danni sono gravi anche se si tratta di
una sola filaria, date le piccole dimensioni dell'apparato cardiocircolatorio
dell'animale. La diversa suscettibilità del gatto è dovuta alla risposta
immunitaria che contrasta fortemente lo sviluppo della filaria. Proprio questa
forte reazione può portare a morte improvvisa soggetti asintomatici, o a
malattie croniche particolarmente debilitanti. I sintomi sono a carico
dell'apparato respiratorio, cardiaco e digerente: tosse, rantoli, dispnea e
perdita di sangue da naso, svenimenti, soffi cardiaci, vomito, diarrea. Il
fenomeno clinico più grave in genere è
l'embolizzazione delle arterie polmonari che
può portare il gatto a morte per collasso
cardiocircolatorio.
Filariasi
nell'uomo Tra i
mammiferi suscettibili all'infezione della filaria c'è anche l'uomo. Il vettore
è sempre una zanzara e il pericolo di infezione è presente nelle zone dove la
filariosi è endemica per cane e gatto. Le manifestazioni cliniche nell'uomo sono
meno gravi. In genere l'andamento della malattia è asintomatico. Le filarie non
raggiungono la maturità e non si stabiliscono nel cuore dell'ospite. In alcuni
casi si possono riscontrare delle lesioni nodulari causate da forme immature di
filaria. Quando questi noduli sono presenti nei polmoni possono essere scambiati
per forme tumorali, ma hanno un decorso benigno. In altri casi i noduli si
sviluppano sotto cute raggiungendo i
2-3
centimetri di diametro.
Diagnosi nel
cane La diagnosi
avviene grazie a test ematologici, eseguibili presso la nostra clinica. Questi sono rivolti alla ricerca delle
microfilarie e degli antigeni nel sangue dell'animale in cui si sospetta
l'infezione. Indagini ecocardiografiche e radiologiche possono completare il
quadro diagnostico e indirizzare il veterinario per il migliore intervento
terapeutico.
Diagnosi nel
gatto Nel gatto, dato
il basso numero di microfilarie e di individui adulti, la ricerca nel sangue di
microfilarie o di antigeni patogeni è poco attendibile. Esistono dei test
studiati per il gatto che indagano la presenza dì anticorpi antifilaria nel
siero dell'animale. La positività indica un avvenuto contatto con la malattia,
l'indagine va perciò approfondita con esami radiografici ed
ecocardiografici.
Cure nel cane Nel cane è possibile eliminare le filarie
adulte con melarsomina. A questa molecola deve essere associato acido
acetilsalicilico, da somministrare
10-15
giorni prima e 30-60 giorni dopo il
trattamento. Le filarie morte, infatti, vengono trasportate col flusso sanguigno
al polmone dove vengono disgregate completamente dal sistema immunitario in un
paio di mesi circa. Questa fase è critica perché possono verificarsi episodi
infiammatori o emboli polmonari, fenomeni ridotti dalla presenza di un
antinfiammatorio. Durante la cura è meglio tenere l'animale a riposo per evitare
di sforzare l'apparato cardiocircolatorio già sottoposto allo stress della
malattia e della reazione organica alla morte delle filarie. Nei casi più
gravi di filariosi si potrebbe ricorrere a un intervento chirurgico che preleva
direttamente i parassiti dal cuore dell'animale, ma la difficoltà
dell'operazione e i rischi che comporta rendono questa via terapeutica molto
poco praticata.
Cure
nel gatto Nel gatto
non vengono eliminate le filarie adulte perché la risposta immunitaria, più
elevata che nel cane, può avere gravi conseguenze che possono portare anche a
morte il soggetto. La cura ha come scopo la riduzione dei sintomi attraverso il
controllo della
risposta
immunitaria dell'animale. In base alla
gravità delle manifestazioni cliniche si ricorre quindi a differenti dosi di
corticosteroidi.
Profilassi
nel cane Per la profilassi canina esiste la possibilità
di ricorrere a più molecole: ivermectina, moxidectin, felamectin, milbenicina,
da somministrare sotto forma di compresse o per via percutanea, cioè facendo
cadere alcune gocce sulla cute tra le scapole dell'animale. Recentemente è stata
messa in commercio una forma modificata del moxidectin, un farmaco a lento
rilascio che richiede un'unica somministrazione per iniezione all'anno.
Profilassi nel
gatto L'unico farmaco
efficace è l'ivermectina, che agisce sulle larve del parassita allo stadio in cui
vengono iniettate nell'animale con la puntura della zanzara. Deve essere
somministrata con cadenza mensile a partire da 30 giorni dalla comparsa delle
prime zanzare fino a un mese dopo la loro scomparsa, cioè in genere da maggio
a ottobre. Prima di iniziare la profilassi è bene fare dei test per rivelare
l'eventuale presenza di una infezione già in atto.

Radiografia che evidenzia le lesioni provocate dalla filaria in
una femmina Boxer di 6 anni. Notare lo spostamento laterale del'apice
del cuore e le arterie polmonari ingrossate e contorte.
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