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prevenzione e lotta contro le zecche

 

Le zecche sono parassiti che utilizzano un alimento unico: il sangue. Fra i mammiferi che vengono colpiti dall’infestazione da zecche ricordiamo i bovini, gli equini, gli ovi-caprini, i suini, gli animali selvatici, i cani e i gatti. La zecca che talvolta colpisce l’uomo, creando seri problemi, è quella che comunemente attacca il cane (ospite d’elezione) e che in termini scientifici viene chiamata "Rhipicephalus Sanguineus".

 

dove si trovano
Nelle stagioni fredde le zecche vivono in una forma di letargo tenendosi protette dalle avversità climatiche sotto la vegetazione o sotto le pietre. Esse si possono interrare fino ad una profondità di 10 cm. In campagna le zecche rimangono nascoste nei cespugli e nei fili d’erba fresca o secca, in attesa del passaggio dell’ospite su cui aggrapparsi. Le zecche tendono a colonizzare anche nei centri abitati dove in inverno rimangono protette dalle avversità atmosferiche nelle crepe e nelle fessure dei muri e delle strade. Nelle stagioni favorevoli per il loro sviluppo, si muovono lungo i muri, i marciapiedi e le strade, alla ricerca dei cani, dei gatti e, eventualmente, dell’uomo.
E’ sufficiente che l’ospite sfiori la zecca che questa, grazie a speciali ventose, si porta sui suoi peli, sulla cute o, nel caso dell’uomo, sugli abiti. Da questo momento il parassita inizia la ricerca del sito di cute dove poter infiggere la testa (rostro).

 

quando si sviluppano
Con l’inizio della bella stagione le zecche abbandonano lo stato di letargo e vanno alla ricerca di un pasto di sangue, attratte dalla anidride carbonica, dal calore corporeo e dalle vibrazioni provocate dal movimento degli ospiti. Per la germinazione delle uova la temperatura ambientale ottimale si aggira intorno a 15 – 20 gradi C. 

pericolosità delle zecche
La zecca, per poter prelevare il sangue, deve infiggere la propria testa (rostro) nel sottocute dell’ospite. Con la prima coppia di arti foggiata a mo’ di forbice, il parassita incide la pelle senza provocare dolore nell’animale perché nella saliva è presente una sostanza a forte azione anestetica. Il rostro viene fissato saldamente ai lembi della ferita, grazie ad una sostanza cementante, sempre presente nella saliva della zecca.
La zecca trattiene la parte corpuscolata del sangue e rigurgita la parte liquida. Questo significa che una zecca, prelevando la parte secca del sangue, acquisisce una grande quantità di materiale ematico pari a 3 – 4 volte il proprio peso a digiuno. Nel caso in cui l’animale ospite viene interessato da un certo numero di zecche, va pericolosamente incontro ad uno stato di anemia.
Alcuni ospiti, compreso l’uomo, possono reagire in forma esuberante di fronte al contatto con la saliva della zecca ed andare incontro ad uno stato allergico, con esito talvolta letale quando si perviene allo shock anafilattico.
La zecca, sempre tramite la saliva, può inoculare delle sostanze lesive del sistema nervoso dell’ospite, provocando così dei fatti di paresi e paralisi. L’azione neurotossica è facilitata dal fatto che la zecca preferisce localizzarsi nei siti anatomici che, oltre a essere riccamente vascolarizzati, sono allo stesso tempo abbondantemente innervati per cui la lesione nervosa assume una rapida diffusione ascendente.
Nel caso in cui l’animale ospite sia un portatore di patologie, le zecche, con il prelievo di sangue, assumono gli agenti di tali malattie, i quali vengono inoculati ad un altro animale dalla stessa zecca, oppure, tramite l’ovaio, passano alle nuove generazioni di zecche. In Sardegna, una delle più frequenti malattie che la zecca del cane trasmette all’uomo è la Rickettsiosi, malattia che può portare a morte una persona se la terapia specifica non viene fatta, oppure, se viene praticata tardivamente.

prevenzione antiparassitaria
Ogni anno i Sindaci emettono le ordinanze che impongono ai proprietari di terreni prospicienti le strade pubbliche di effettuare la pulizia dalle sterpaglie. Tutto ciò si rende necessario, oltre che per prevenire gli incendi, anche per creare alle zecche un habitat sfavorevole e allo stesso tempo per facilitare un’eventuale disinfestazione.

La zecca che parassita il cane predilige particolari aree come gli ammassi di macerie edili, le cucce, le cataste di legname soprattutto nelle zone d'ombra. Anche questo tipo di zecca è particolarmente attiva nel periodo tardo-primaverile ed estivo.

Negli allevamenti zootecnici è facile trovare dei cani tenuti permanentemente alla catena. L’area su cui l’animale può muoversi costituisce un vivaio di zecche nei vari stadi evolutivi (forme adulte, larve e uova). Questo deve essere il sito obbligato dell’intervento di disinfestazione.

Tutte le aree destinate ai cani urbani (giardini e canili) costituiscono un potenziale sito di moltiplicazione e diffusione delle zecche se non ci si attiva a tenere l’ambiente pulito e se, periodicamente, non si fanno le disinfestazioni.

cura del proprio cane
Con l’inizio della primavera, quando le condizioni climatiche si stabilizzano su valori favorevoli al risveglio delle zecche e alla germinazione delle uova, è bene applicare al cane il collare antizecche il quale, al contatto del caldo umido della regione del collo dell’animale, libera una sostanza antiparassitaria.
In commercio esistono degli antiparassitari che possono essere usati per applicazione spray oppure mediante una soluzione che viene distribuita lungo la schiena dell’animale. Tutti questi prodotti tendono a sciogliersi nel grasso dei peli e della pelle, e si estendono a tutto il corpo dell’animale.
Le zecche tendono a riprodursi attivamente nelle aree dove sono presenti i cani in quanto hanno così l’opportunità di avere una alimentazione ottimale. Questi ambienti sono pertanto dei punti fondamentali dove concentrare l’azione di disinfestazione. Oltre all’uso di prodotti chimici è consigliabile l’impiego della fiamma a pressione per meglio agire sui parassiti e sulle uova annidatisi nelle crepe.
Al rientro dalla passeggiata con il cane, oppure, al rientro dall’attività venatoria, è sempre prudente controllare se qualche zecca si è inserita sui peli o sulla cute del nostro amico fedele. Se l’animale ha il pelo folto, basta massaggiare su tutto il corpo e, con la sensibilità dei polpastrelli, si può rilevare la presenza di una formazione solida che potrebbe essere il corpo di una zecca. E’ sufficiente trovare l’acaro una volta e poi si diventa "maestri".

come asportarle
Avere a che fare con le zecche costituisce sempre un fatto a rischio, per cui è prudente usare guanti e pinzette quando si tratta di manipolare il corpo del parassita specialmente nelle fasi di asportazione dalla cute.
La zecca può essere allontanata dal corpo dell’animale ospite con un prodotto acaricida oppure cospargendo il parassita con etere, olio, benzina o gasolio. L’acaro, nella fase preagonica o nella fase di asfissia provocata dall’otturazione dei pori respiratori, retrae il rostro e può essere facilmente staccato.
Quando dalla cute si stacca una zecca sazia di sangue si è soliti schiacciarla con la scarpa o con qualche altro oggetto. Questa operazione comporta una dispersione nell’ambiente del sangue e degli eventuali agenti infettivi con tutti i rischi di contagio. Una volta che le zecche sono state asportate dalla cute dell’ospite, queste vanno distrutte con la fiamma.
Il punto in cui era infissa la zecca rimane comunque una ferita aperta, già infetta da germi portati dalla zecca o facilmente infettabile successivamente. E’ sempre bene effettuare una buona disinfezione.
Quando una persona viene punta da una zecca deve in ogni caso consultare il medico di famiglia perché esiste sempre il rischio che il parassita possa aver trasmesso delle malattie. Se a distanza di una settimana dalla puntura da parte del parassita compaiono mal di testa, dolori articolari e febbre, bisogna senza indugio procedere all’esame di laboratorio ed alla terapia specifica.

per concludere
La maggior parte delle punture di zecca non ha alcuna conseguenza e la malattia di Lyme è una eventualità abbastanza remota. Perciò non è consigliabile utilizzare antibiotici a scopo profilattico. Il trattamento antibiotico è giustificato solamente quando la malattia si manifesta, ed è in grado di stroncare l'infezione e di evitarne le complicanze.